di Robert Zemeckis – 2025

Al cinema

A cura di Irene Stanghetta

Vi capita mai di domandarvi: chissà quante persone sono passate di qui?

Pensate a tutti quelli che, nei secoli, hanno camminato, vissuto, amato e sofferto su questa terra. Generazioni, figli, animali, persino fiori, vite che sono cresciute e appassite, e hanno calpestato lo stesso terreno in cui adesso siete. 

Ogni passo che avete fatto, ogni respiro che prendete, si intrecciano con le storie di chi è venuto prima e verrà dopo di voi.

A trent’anni di distanza da Forrest Gump, vincitore dell’Oscar nel 1994, Tom Hanks e Robin Wright tornano insieme nel nuovo dramma di Robert Zemeckis, Here (dal 9 gennaio in tutte le sale). Il regista di capolavori come Cast Away, A Christmas Carol e Ritorno al futuro dirige e co-scrive la sceneggiatura con Eric Roth, dando vita a un racconto che esplora le semplici-complesse dinamiche della vita.

Il film attraversa un arco temporale lunghissimo, dalla preistoria al XXI secolo. 

Si sovrappongono trame che accadono nella stessa casa, sullo stesso schermo, ma in epoche differenti: dai dinosauri a una giovane coppia di nativi americani, poi William Franklin (figlio di Benjamin Franklin), negli anni ’20 l’aviatore Mr. Harter, tra le due guerre l’inventore di una poltrona reclinabile e la sua compagna bohémien, nel periodo post-1945 seguiamo due generazioni della famiglia Young, e infine, una famiglia contemporanea; persone che spiamo come dalla prospettiva di un soprammobile.

Vediamo tutto da una sola angolazione, un po’ come in teatro, abbiamo la nostra seduta e da lì non possiamo muoverci.  Un’unica inquadratura fissa: sul salotto. 

Qui vediamo i primi scatti di foto in famiglia, compleanni, matrimoni, funerali. Zemeckis ci offre un “posto in prima fila sul cerchio della vita”.

Riprendendo la struttura tipica dei fumetti e l’omonimo graphic novel di Richard McGuire del 2014, nello schermo appaiono magnifiche sovrapposizioni: finestre su altri tempi.   

La pellicola viene spesso scomposta, frammentata, mostrando ritagli di vite diverse, con i loro giorni di amore e malattia, notti di luna piena e di chiacchiere davanti al camino, nuovi lavori e licenziamenti, momenti in cui ci si confronta con il “vorrei aver fatto di più”; il nulla della vita che, in realtà è tutto. Riquadri che sommano diverse generazioni, saltando da una famiglia all’altra, con i loro vestiti, mobili, racconti, tutti accomunati da uno stesso lotto di terra.

Ogni istante, ogni gesto, ogni incontro diventa una tessera di un mosaico che ci ricorda il filo invisibile che attraversa le epoche, un filo che ci unisce e ci fa sentire meno soli in questo mondo.

Here ci riporta alle origini, ci invita a riflettere sull’infinito intreccio di esperienze umane e naturali che hanno segnato il corso del tempo. È un inno alla storia, alla semplicità bellissima della vita, un film che abbraccia e scalda come il calore di una casa, di cui conosciamo gli abitanti e li ammiriamo nel loro intimo.

Perché è nel nostro involucro di mattoni che possiamo sentirci noi stessi, soli o con i nostri cari, e abbiamo modo di rivivere i ricordi che ci hanno circondato, ci rendiamo conto di quanto esperienze e persone abbiano scalfito le nostre pareti e di come il tempo sia volato. 

Ed è proprio qui che vogliamo stare, in un angolo fatto di lenti sorrisi, occhi lucidi, sogni condivisi, qui dove la vita accade.

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